LA DORATURA

Nozioni base di doratura

 

La doratura risale a tempi antichissimi.

Fin dall'antico Egitto si realizzavano intere decorazioni su base dorata, lo stesso nel Medioevo in cui la pittura su tavola aveva spesso un fondo di foglia d'oro che permetteva agli artisti di ottenere piacevoli effetti cromatici dipingendovi sopra.

innanzitutto bisogna precisare che la doratura necessita di spazi ben definiti in quanto consta in diverse fasi (ammannitura, stesura del bolo, doratura a foglia, brunitura).

 

COME SI FA?

 

L'ammannitura

L'ammannitura o stesura del gesso è la prima fase da cui dipende un buon risultato finale.

 

Il gesso

Il gesso migliore per dorare è il "gesso di Bologna" o "da doratore".

Si prepara con colla di coniglio setacciandolo preventivamente per eliminare i grani..

 

La colla

Per la preparazione del gesso è necessaria la colla di coniglio. Questa colla che si trova in commercio in grani o in fogli si prepara precedentemente lasciandola in acqua, in  proporzione di 1:10 - 1:12, cioè 100gr.di colla in 1 litro d'acqua (quantità per un pentolone di gesso, per piccoli lavori decimare la proporzione).

Quando i grani sono gonfi e mollicci si riscalda la colla facendo attenzione che non bolla, meglio in un contenitore di terracotta a bagnomaria.

 

Preparazione

Adesso si può procedere ad aggiungere il gesso setacciato. Va aggiunto gradatamente spargendolo in senso orario nel contenitore senza mai mescolare altrimenti si incorpora aria, e una volta asciutto compariranno dei piccoli buchini sulla superficie. 

Non c'è una quantità precisa di gesso, è pronto quando la colla è satura.

Il livello si può controllare immergendo fin dall'inizio un bastoncino nel contenitore, su di esso rimarrà attaccato il gesso fino al livello cui siamo arrivati.

Il gesso va tenuto sempre caldo ma non deve mai bollire e deve avere la giusta consistenza per essere steso con un pennello in uno strato omogeneo e non troppo spesso. Se dopo alcuni giorni dovesse essere troppo denso aggiungere un goccio d'acua calda mentre si scalda la pentola.

La prima mano di gesso deve essere preceduta da una stesura di colla molto liquida sporcata con del gesso, per fermare il "pelo" del legno.

Si stendono vari strati che devono coprire perfettamente l'oggetto da dorare, sia esso una cornice semplice, un intaglio, ecc.

Se il gesso è troppo denso si vedranno molto i segni del pennello, se troppo liquido non farà il giusto spessore e può rimuovere lo strato sottostante.

Su piani grandi e perfettamente dritti si può stendere con una spatola larga tirandolo bene.

Fra una stesura e l'altra il gesso deve avere il tempo di asciugare.

 

Carteggiatura

Una volta asciutto il nostro oggetto avrà perso un po' di precisione sugli spigoli e sugli intagli.

Va quindi ritoccato con appositi ferri o raschietti per togliere delicatamente gli eccessi e le imperfezioni. Dopodiché va carteggiato con carta vetrata passando da una grana media ad una fine, poi una finissima.

Come ultimo tocco per asportare la polvere e chiudere la porosità, passare velocemente un batuffolo di cotone umido.

Se il gesso è stato preparato bene non ci dovrebbero essere dei pori molto grossi. Se invece sono presenti questi piccoli crateri significa che il gesso è stato mescolato ed ha incorporato delle bollicine d'aria.

Questo può portare dei problemi nelle prossime fasi e al risultato finale.

La superficie deve essere perfettamente liscia.

Adesso il pezzo è pronto per passare alla seconda fase.

 

La stesura del bolo

Il bolo armeno* è un'argilla che fino a 50 anni fa si trovava sotto forma di blocchi di vari colori: giallo ocra, rosso e nero.

Nella doratura di usa il giallo e il rosso, il nero si usa per argentare.

Il colore del bolo influenza il tono dell'oro dato che si presenta in fogli sottilissimi. con un fondo rosso cupo l'oro si scalda, mentre con un fondo giallo rimane pallido, effetti di cui bisogna tenere conto si nella doratura a nuovo che nel restauro di opere dorate.

Il bolo è indispensabile per l'applicazione della fogli d'oro a  "guazzo", in quanto il suo potere adesivo assieme a quello della colla permette di far aderire la foglia e permette la lucidatura o brunitura con pietra d'agata.

Il bolo adesso si trova già pronto in barattoli, bisogna solo aggiungere la colla.

Si usa la colla di pesce, quella da cucina, sciolta con acqua e tenuta sempre calda.

Si miscelano le due sostanze ottenendo un fluido da stendere con un  pennello morbido.

Per prima si stende una colla macchiata costituita da colla di pesce con poco bolo giallo, per isolare il gesso e chiudere i pori.

Su questa base una volta asciutta va steso il primo strato di bolo giallo ( ne servono almeno due strati, di più se non viene steso quello rosso).

Adesso vanno stesi due o tre strati di bolo rosso preparato nello stesso modo.

Non devono esserci grumi o inclusioni nel bolo perché danneggerebbero la foglia d'oro, per questo se necessario va setacciato o filtrato con una garza a trama sottile.

 

bolo giallo e nero-cornice argentata e meccata

esempi di cornici-modanature e intagli

LE TECNICHE

La foglia d'oro può essere applicata in due modi: a guazzo e a missione.

 

Doratura a missione

E' la tecnica più facile con cui si può applicare l'oro su qualsiasi superficie preventivamente verniciata o comunque non porosa, non è necessaria la stesura di bolo.

Consiste nello stendere un liquido con potere adesivo sull'oggetto e  appoggiare la foglia d'oro.

Ci sono due tipi di missione: all'olio e vinilica. Quella vinilica permette un'applicazione più veloce perché non è necessario attendere che pochi minuti perché sviluppi il suo potere adesivo. Il risultato è meno brillante.

La missione all'olio necessita di un'attesa di 12 o 24 ore prima di essere adesiva, ma la brillantezza finale è maggiore. Venne molto usata a partire dal XVIII secolo. 

La foglia d'oro va appoggiata e schiacciata delicatamente con un pennello.

L'oro a missione non può essere brunito per cui il risultato non è lucido.

Nel caso si usi oro falso o "ottonella" la superficie va verniciata perché contenendo ottone si ossida.

Doratura a guazzo

Dopo aver steso il bolo si passa alla foglia d'oro.

Si trova in commercio in blocchetti di 10x10 cm. separati da carta velina. Volendo fare pratica si può comprare quello falso, meno fragile perché più spesso e a base di ottone.

Per tagliare il foglio della dimensione adatta all'oggetto da dorare si poggia su un guanciale di pelle scamosciata (reperibile come le altre cose in negozi di belle arti ben forniti) e si taglia con l'apposito coltello.

L'oro vero non si prende con le dita ma con una pennellessa apposita che va passata su un panno di lana (o un maglione...), o sulla fronte, per attirare la foglia.

Si trasporta fino al pezzo da dorare .

Allo stesso tempo si inumidisce una zona di bolo poco più grande del foglio che andrà appoggiato e si lascia che venga attratto sulla superficie.

L'oro falso può essere preso con un batuffolino di cotone appena umettato. Attenzione all'ossidazione, l'ottone che lo compone dopo pochi giorni comincia a virare.

La foglia d'oro vero è fragilissima, basta un soffio improvviso per spezzarla.

In questa fase l'ambiente deve essere privo di polvere vagante, non ci devono essere correnti d'aria o spostamenti bruschi.

E' un lavoro di grande pazienza.

I fogli vanno appoggiati sovrapponendoli leggermente.

Sia che si tratti di oro vero o falso la doratura a guazzo consiste negli stessi passaggi.

Una volta asciutto il nostro oggetto è pronto per essere brunito.

 

gesso-bolo giallo-bolo rosso.oro

La brunitura

 

La lucidatura dell'oro avviene con degli attrezzi particolari, costituiti da pietra d'agata di varie forme e dimensioni per adattarla agli oggetti dorati, montata su un impugnatura di legno.

L'oggetto appena dorato va liberato dagli svolazzi di oro che non ha aderito con un batuffolo asciutto di cotone passato lievemente.

Si passa l'agata sulla superficie mantenendo una direzione e non lasciando spazi vuoti, modulando la pressione fino ad ottenere un oro splendente.

L'oro falso come detto sopra si ossida per cui va verniciato, quello vero invece si mantiene brillante nel tempo.

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* Si tratta di un pigmento di origine inorganica, conosciuto fin dall'antichità proviene da alcune zone dell'Europa medio orientale e dal medio oriente. Questa terra naturale è un composto di argille caolinifere con sesquiossido di ferro. Ha un aspetto denso e untuoso al tatto ed un ottimo potere coprente. Per la sua grana estremamente fine viene utilizzato come base per le dorature. Si può utilizzare nell'affresco. Sconsigliato per la tempera, l'encausto e l'olio.

Formula chimica: Al2O3 * SiO2 + Fe2O3